Il nuovo rapporto della Banca d’Italia sull’economia molisana, pubblicato nei giorni scorsi, ha messo in luce come l’economia del Molise nella prima metà del 2023 sia continuata a crescere anche se meno rispetto all’anno precedente. Secondo le stime della Banca d’Italia, basate sull’indicatore della dinamica trimestrale dell’attività economica territoriale (ITER), nel primo semestre dell’anno l’aumento dell’attività economica è stato dell’1,2 per cento, in linea con il resto del Paese. La domanda interna ha fatto registrare una frenata a seguito del protrarsi delle spinte inflazionistiche e del rapido aumento dei tassi di interesse dovuto alla restrizione monetaria in atto. Le esportazioni hanno ripreso a crescere grazie – soprattutto – alle vendite di prodotti chimici. Tuttavia, la prosecuzione della crescita economica regionale potrebbe risentire dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche e dell’indebolimento del quadro congiunturale nazionale. L’attività delle costruzioni, dopo la forte crescita del biennio precedente, nei primi otto mesi del 2023 si è ridotta in misura contenuta, anche grazie al sostegno degli incentivi fiscali per la riqualificazione del patrimonio abitativo e della spesa per investimenti degli enti locali. I dati forniti dalla Regione Molise mettono in evidenza come nel settore turistico, tra gennaio e agosto, si sia registrata una crescita delle presenze nelle strutture ricettive molisane rispetto allo stesso periodo del 2022, accompagnata da una sostanziale stabilità del numero degli arrivi. L’andamento del settore ha beneficiato -principalmente- della ripresa dei flussi nazionali nel corso dei mesi estivi. Il numero dei passeggeri transitati nei primi otto mesi dell’anno attraverso il porto di Termoli è ancora cresciuto (3,5 per cento), seppure in rallentamento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’attività del settore industriale dei primi nove mesi dell’anno è nel complesso cresciuta, sostenuta -soprattutto- dal comparto automobilistico; nel contempo sono tuttavia emersi segnali di indebolimento. L’impatto dei rincari energetici sui costi di produzione si è attenuato, pur rimanendo elevato, mentre si sono significativamente ridotte le difficoltà di approvvigionamento degli altri input produttivi.  Per quanto riguarda le aspettative degli imprenditori sull’andamento dell’esercizio corrente si prefigurano risultati reddituali ancora positivi; anche le condizioni di liquidità sono rimaste nel complesso ampiamente favorevoli. Nel mercato del lavoro è proseguita la crescita del numero di occupati e della popolazione attiva. Tra le nuove posizioni lavorative alle dipendenze si è accentuata la rilevanza di quelle attivate con contratti a tempo determinato e nel comparto turistico. Il ricorso agli ammortizzatori sociali si è ulteriormente ridotto, grazie soprattutto alla flessione rilevata nell’industria automobilistica, ma resta su livelli ancora superiori a quelli precedenti la crisi pandemica. Il credito bancario al settore privato non finanziario ha registrato un rallentamento; la frenata ha interessato – principalmente – i prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, scoraggiati dall’ulteriore aumento dei tassi di interesse e con ricadute significative sulle compravendite di immobili residenziali. Il tasso di deterioramento dei crediti è leggermente aumentato, pur rimanendo nel complesso su livelli storicamente contenuti. La crescita dei depositi bancari di famiglie e imprese si è interrotta e si è accentuata la preferenza delle famiglie verso forme di risparmio più remunerative. Infine, secondo le stime della Banca d’Italia la spesa per investimenti è stata superiore a quella pianificata, anche grazie al ricorso degli imprenditori agli incentivi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.Fonte:https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2023/2023-0036/2336-molise.pdf

Ultimo aggiornamento 30 Novembre, 2023